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L'Ombra del Bastone di Mauro Corona


Mauro Corona è un personaggio che mi ha sempre affascinata. Nelle sue apparizioni in TV viene sempre fuori la passione per la montagna, per la natura, la modestia, il rispetto per la vita essenziale, dura... Ma, nonostante conoscessi questo scrittore da diversi anni, di lui non avevo letto ancora neanche un libro!!
       Qualche giorno fa ho finito di leggere Memorie di una ragazza per bene (Simone de Beauvoir) e sarei dovuta passare a IT, per altro già iniziato. Ma avevo bisogno di una pausa da tanta intensità prima di affrontare le 1300 pagine di King 😰😰 così, visto che avevo comprato questo libro ed ero curiosa di leggerlo, ho cominciato a farlo e non mi sono fermata finché non l'ho finito. Ma quanto è bello?!?!?!

Mauro Corona si trova nella sua bottega di intagliatore quando viene un uomo a fargli visita. Chiede se è lui lo scrittore-, gli deve dare un manoscritto che ha ritrovato sepolto in una vecchia stalla di famiglia. Il diario è rovinato e si legge male, ma abbastanza per poter ricostruire la storia di Zino Corona, dei suoi amori, della vita dura di montagna... Una storia di morte e di magia che ci porta indietro nel tempo in un'epoca e in una terra dove sopravvivere è soffrire. Di questa storia non anticipo niente, voglio solo tenere a mente 2 aspetti che ritengo importanti poiché caratterizzano il racconto e sento molto presenti anche nella mia vita:


1. La storia è ambientata a Erto, nella valle del Vajont e la natura selvaggia fa da sfondo a tutto il racconto. C'è in questo libro un legame fortissimo con la terra, con la vita dura della montagna, un senso di appartenenza ai propri luoghi che ormai stanno abbandonando l'animo umano. La terra è madre, anche e dura e i suoi figli la conoscono, la amano e la rispettano in quanto tale. C'è un legame tra le cose e le persone, tra la morte e la vita, è spirito, è magia....

2. Il linguaggio di questo libro è scarno, essenziale. Le cose sono dette nella loro rudezza, ma proprio per questo sono poetiche e intense. E' la lingua di un uomo nato a fine '800, che compirà il suo destino negli anni '20. La miseria e l'ignoranza fanno cogliere l'essenza della vita e questa si traduce in una lingua povera ma toccante. Mi ha fatto venire in mente quando, da bambina, sentivo parlare le mie cugine tedesche nel loro italiano fatto di poche parole. La mancanza di un ricco vocabolario le faceva esprimere in una lingua poetica e che coglieva nel segno, non spiegava ma diceva.

      Buona serata e buone letture 😘

Commenti

  1. Ho scoperto Corona da poco, cioè sapevo chi era ma me ne sono interessato solo un paio di mesi fa grazie a un amico appassionato di montagna, caccia, cose del genere.
    Questo romanzo potrebbe piacermi, visto anche l'inusuale registro linguistico che m'attira^^

    Moz-

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  2. Mauro Corona è veramente un imbecille.....

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ehhh... ma dovresti motivarla questa cosa Francesco! 😉

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